Corrida: cos’è, opinioni a favore e contro.

Corrida: cos’è, opinioni a favore e contro.

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La Spagna, terra dalle grandi bellezze e teatro di una millenaria cultura!

Quando si pensa ad essa vengono in mente paella, tapas e… corrida!

Una delle tradizioni piú radicate, uno spettacolo che vede protagonista il toro – uno tra gli animali piú forti e temibili del mondo – lottare contro il suo piú spietato avversario, l’uomo.

 

La corrida ha un origine millenaria, risalente all’800 d.C., quando nell’Antica Grecia si praticava la Tauromachia, una lotta fra tori e talvolta fra tori e uomini.

Il toro ha sempre affascinato l’uomo,  in quanto simbolo della travolgente forza della natura;  vincerlo esaltava e celebrava  il potere dell’ arguzia e dell’intelletto dell’uomo.

La corrida si svolge nella plaza de toros (in Spagna ce ne sono circa 400), una struttura costruita ad anfiteatro romano.

L’apertura dello spettacolo è decretata dal presidente mediante l’esibizione di un fazzoletto bianco; la banda, composta da clarines e timbales, intona la musica d’apertura, sulla quale iniziano a sfilare due alguaciles (araldi a cavallo) che chiedono simbolicamente al presidente le chiavi della porta da dove usciranno i tori.

Seguono i tre toreri con le rispettive cuadrillas. Ogni cuadrilla è composta da due picadores a cavallo, tre banderilleros e alcuni incaricati a ritirare il corpo del toro una volta morto.

Ogni corrida è suddivisa in tre fasi (o tercios):

  1. IL TERCIO DE VARAS

Il torero e gli altri membri della cuadrilla aspettano l’entrata del toro.

Una volta giunto nell’arena, il presidente ordina l’entrata del picador solamente dopo che il toro sia stato toreato dal torero con il capote.

Il picador, in sella ad un cavallo bendato, infilza la sua lancia (vara de picar) ripetutamente in mezzo alle spalle dell’animale, con lo scopo di indebolirlo.

  1. IL TERCIO DE BANDERILLAS

A questo punto dello spettacolo arrivano i banderilleros, uomini particolarmente agili che infilzano il toro con le loro banderillas (bandierine colorate che terminano con una punta metallica acuminata, in modo da agganciarsi nella carne del toro) con il compito di distrarre il toro con i loro rapidi movimenti affinchè il picador a cavallo possa abbandonare il ruedo. Vengono impiegate tre paia di banderillas per ogni toro.

  1. IL TERCIO DE MULETA

Nell”ultima fase dello spettacolo, il torero cambia el capote (una mantella color fucsia da un lato e gialla dall’altro) per la muleta (una tela più piccola di color rosso) che agiterá vorticosamente per attirare a sè il toro e questa sará la fase conclusiva nella quale il torero ferirá a morte l’animale, brandendo l’estoque, la famosa spada da lidia che infilzerá per raggiungere il cuore.

 

Al giorno d’oggi si è aperta una diatriba tra coloro che mantengono viva la tradizione e coloro che la vogliono abolire, inorriditi dalla sua manifestazione cruenta.

A FAVORE

I tradizionalisti vedono nella Corrida la magnificenza di uno scontro che riproduce la lotta ancestrale e arcaica dell’uomo contro l’animale o addirittura dell’uomo contro la sua parte animale, uno spettacolo carico di energia e potenza, che trasporta lo spettatore in una realtá quasi soprannaturale, evocando figure mitologiche come il Minotauro e racconti avvincenti come Davide contro Golia.

Una celebrazione dell’astuzia e dell’ingegno umano che vince sulla forza naturale governandola, sopraffacendola.

Un torero, infatti, prima di gareggiare, necessita di anni di allenamento, della conoscenza minuziosa di tutti i movimenti, i punti deboli e i punti di forza di un toro.

Molti trovano la reazione degli oppositori come un atteggiamento ipocrita, poichè si accaniscono con così tanta ferocia quando sono i primi a bere latte, mangiare uova, comprare scatolette di tonno o carne al supermercato, moltissimi dei quali derivanti da allevamenti intensivi nei quali milioni di polli, mucche, maiali vengono ammassati, sfruttati, trattati solo come carne da macello, per giungere nelle nostre tavole e dar soddisfazione al nostro appetito.

Cos’è giusto, cos’è sbagliato? È giusto far soffrire un’animale solo per cibarcene ma non è giusto farlo soffrire per il nostro divertimento? L’animale soffre lo stesso, a cambiare sono le motivazioni.

Abolire un’usanza del genere significherebbe dover abolire anche altre festivitá di altre culture come la festa del Ringraziamento per l’uccisione del tacchino o la Pasqua per l’agnello.

La corrida non è una tortura piú di altre attivitá come la pesca, praticata per hobby, nella quale il pesce viene pescato con l’inganno, patendo il dolore di un amo in gola ed una lenta morte per soffocamento.

Per non parlare della vendita degli animali, cuccioli di ogni specie costretti ad essere esposti in una vetrina tutto il giorno, per essere venduti come oggetti.

È come se dei vegetariani imponessero al resto del mondo di non mangiare piú carne. Il principio di non uccidere per piacere o per appetito è assolutamente nobile e rispettabile, ma siamo disposti a compiere una tale scelta? Sarebbe piú giusto rispettare le scelte di tutti, senza imporre le proprie come  veritá assolute?

Dov’è il confine tra bene e male? Chi lo stabilisce? Imporre il proprio pensiero significherebbe non rispettare quello altrui.

 

CONTRO

Coloro che sono contro la corrida vedono in essa solo l’illusione della superioritá umana contro la natura, solo l’ennesimo modo che ha l’uomo per riflettersi in un specchio che lo rende piú grande di quello che è, per compiere ció che da secoli l’uomo ambisce a essere, potente.

Gli oppositori sono indignati e lottano contro la crudeltá e le barbarie usate nel ferire a morte un animale che in sè non è aggressivo e non si batterebbe mai, se non per difendere il suo territorio e se stesso. Il toro in tutto questo è allevato, cresciuto e destinato ad una morte lenta e dolorosa, volta al piacere dell’uomo, e la follia è che non puó salvarsi a meno che non sia l’uomo a deciderlo, attraverso l’indulto (pratica nella quale il pubblico e il presidente decidono che il toro ha lottato con valore ed è meritevole di essere salvato per trasmettere il suo patrimonio a futuri eredi, ma talvolta le ferite sono talmente gravi che esso prolunga solo il suo dolore nei due/tre giorni successivi, per poi morire).

Nell’ultimo secolo sono morti più di 40 fra toreri e picadores, a fronte di una media di circa 30.000 tori uccisi ogni anno

La Lav (Lega Anti Vivisezioni), Onlus che dal 1997 si batte per l’abolizione della vivisezione, per la protezione degli animali e l’affermazione dei loro diritti, denuncia che, prima di entrare nell’arena, il toro è segregato in una stalla buia, dove viene drogato e ripetutamente percosso con sacchi colmi di sabbia. Come se non bastasse, gli viene applicata vasellina negli occhi per annebbiargli la vista e trementina sulle zampe per impedirgli di stare fermo durante il combattimento. Per indebolirlo ulteriormente e impedirgli di respirare, gli viene infilata anche della stoffa nelle narici e nella gola.

Dietro a quello che molti si ostinano a considerare uno “spettacolo folcloristico”, si nasconde un business economico, politico e turistico tutelato da numerose lobby (ricchi latifondisti, mafia taurina, allevatori di bestiame, agenzie turistiche).

Se verrete a Valencia e la curiositá per questa tradizione vincerà la morale, potrete assistere, in base alle festivitá, ad uno spettacolo di corrida nella Plaza de Toros di Valencia in calle Xativa 28.

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